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Rifiuti industriali frenano l’Italia: è emergenza

Quante volte capita di sentir parlare di politica, di problemi del Paese rispetto all’Europa, di reddito di cittadinanza e molto altro ancora. Ma tra le tante cose di cui il fronte politico non parla mai (o quasi!) è il settore rifiuti. Si continua a vivere in una fase di crisi perenne a livello eco-parlamentare e troppo spesso si dimenticano i problemi più concreti.

La situazione attuale è preoccupante, di stallo, soprattutto per quanto riguarda i rifiuti industriali in Italia. Nello specifico ci si trova in un profondo blocco che ha inevitabilmente intasato gli impianti di trattamento dei rifiuti e di stoccaggio. E il prossimo passo potrebbe essere legato a un blocco sui ritiri. Non tutti lo sanno però, perché parlare di rifiuti non è l’obiettivo primario di molti, e inevitabilmente tutto passa in secondo piano. Proprio per questo vogliamo fare un po’ il punto della situazione e aiutarti a capire ciò che in pochi dicono!

Da dove nasce il problema legato all’emergenza rifiuti

Una delle più imponenti problematiche è data dagli impianti intermedi, di cui si servono le aziende, che raramente si relazionano direttamente sugli impianti finali per la gestione dei rifiuti. Lo fanno di solito le grandi aziende che hanno elevate quantità di rifiuti singoli, e per tale motivo risulta loro più conveniente come scelta.

Senza contare poi che gli impianti di stoccaggio e trattamento rifiuti, prevedono delle autorizzazioni che riportano limiti sulle quantità di stock. Come si può immaginare questa soglia non può essere superata, a meno che non si voglia incappare nel rischio di denuncia penale.

La sanzione prevede anche il relativo blocco dell’impianto da parte degli Enti di controllo. Ma siccome questi impianti non hanno la possibilità di svuotarsi, devono rallentare il ritiro aziendale per evitare al tempo stesso di trovarsi con una quantità di immondizia che superi il consentito.

Quali cause hanno influenzato tale problematica?

Vediamo, di seguito, quali sono i fattori che hanno portato a questo blocco del settore:

  1. Rifiuti industriali: con i dati alla mano è possibile riscontrare che in Italia si producono circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Ben più grave però è la scoperta di quei 135 milioni di tonnellate di rifiuti industriali. Parte di quest’ultimi possono sicuramente essere assimilati con gli urbani, ma il numero resta vertiginoso.
  2. Aumento del Pil Italiano, pari al +1,4% rispetto all’anno scorso secondo i dati Istat. Tale aspetto, unito all’andamento in crescita europeo, porta a un aumento consistente dei rifiuti prodotti. Anche una piccola percentuale come quella registrata può avere un peso specifico importante.
  3. Scarsa informazione in merito a questa problematica: per diversi mesi molti esponenti politici hanno parlato di immondizia, proponendo soluzioni per poter incentivare il recupero e la costruzione di impianti destinati al recupero dei rifiuti. Ma il problema non è unicamente rivolto verso tale tematica. Non si tratta solo di considerare il recupero dei rifiuti urbani, ma bensì di prendere coscienza sul fatto che il maggior numero di rifiuti industriali non ha i mezzi per poter essere recuperato. L’unica salvezza è la Termovalorizzazione, peccato però che in Italia sia praticamente assente, poiché gli inceneritori che troviamo sul territorio nazionale sono stati realizzati per potersi occupare e gestire l’immondizia urbana.

Secondo le stime, i rifiuti delle industrie italiane finiscono poi in un inceneritore che ha sede in Europa, e quindi fuori dai confini nazionali.

Sempre più rifiuti e meno posti per smaltirli

Anche la scarsa disponibilità degli impianti di smaltimento finale è un fattore importante per questo rischio di blocco che si presenta di fronte a noi. Sono già poche le discariche a disposizione, e inoltre scarseggiano gli inceneritori. Non dimentichiamo poi che diverse discariche sono chiuse per esaurimento, o perché sono sotto sequestro.

Il problema cammina di pari passo con l’aumento del flusso di rifiuti urbani, che contribuisce all’intasamento dei pochi impianti che sono ancora oggi attivi e soprattutto operativi.

Ultimo tassello poco incoraggiante è legato al blocco dei ritiri attivato dalla Cina a partire dal mese di Settembre 2017. Dopo essere stata per tempo la nazione che bilanciava l’intero settore di recupero, con il suo blocco gestionale si è inevitabilmente diffusa la condizione di collasso anche per i mercati internazionali.

Il quadro è sicuramente allarmante, e ora è doveroso parlare di emergenza!